DI GIUSEPPE PAPACCIOLI*
Eravamo agli inizi degli anni '70. Il teatro San Ferdinando aveva in cartellone molte opere del grande Eduardo. Fu così che ebbi la fortuna di assistere a diverse rappresentazioni, delle quali, alcune Scarpettiane e altre scritte, sceneggiate ed interpretate dal grande drammaturgo napoletano: "Il sindaco del rione Sanità"; "Na' santarella"; "Questi fantasmi"; Filomena Marturano, ecc.. Il S. Ferdinando si trova in una stradina nei pressi di via Foria, al centro di una piazzetta, dove c'erano i botteghini. Per comprare i biglietti, per tutti noi, un gruppo di amici molto numeroso, dovemmo fare i turni di attesa, dalla notte fino al mattino, quando finalmente apriva il botteghino. Immagina la folla che c'era per accaparrarsi i biglietti...
Mi viene in mente un episodio, che non dimenticherò mai. Eduardo, era solito, alla fine di ogni rappresentazione, fermarsi e declamare: poesie; aneddoti e altro. Quando poi il teatro si svuotava, il maestro usciva ed era solito fermarsi al bar all'angolo della piazza, notizia carpita al suo autista. Fu così che una notte lo aspettammo al bar. Assistemmo ad un incontro straordinario, peccato che non avevano ancora inventato gli Smartphone.
Avremmo avuto un documento da conservare e da condividere. La sua grandezza fu pari alla sua disponibilità. Forse perché intimoriti ed anche per non sapere cosa chiedergli. Fece tutto Lui, volle sapere delle nostre occupazioni e a cosa avremmo mirato dopo la laurea, visto che eravamo quasi tutti studenti universitari. Ecco quello che ci capitò di assistere, usciti dal bar, mentre noi tutti gli stavamo intorno, egli alzò gli occhi al cielo e disse: “È meglio ca' ce ne jamm', primm' ca qualcun' ce vott' nu' rinal' ghap'. Chist hannà durmì".
* docente