L'ex dirigente scolastica e sindaco di Caivano ritiene che la fiction abbia leso l'immagine della città e suggerisce una risposta dagli organi che la rappresentano
di FRANCA FALCO*
Le mie prigioni di Silvio Pellico, che leggemmo quando studiavamo il Risorgimento Italiano, fecero più male all’Austria di una battaglia perduta. La fiction televisiva “La Preside” ha fatto più male a Caivano dei decreti Caivano 1 e 2 e del "Modello Caivano". Ho seguito con molta attenzione la produzione più reclamizzata d’Italia e non ho potuto frenare un moto di indignazione e di dolore. Mi si dirà: “E’ una fiction, è una narrazione libera”; è vero, è il cinema, ma “la gente ci crede” ha scritto Alfredo Giraldi in un suo post.
Mi chiedo: perché non è stata girata a Caivano, nei luoghi dove sono realmente accaduti i fatti narrati? Perché si identifica un quartiere con l’intero paese? La realtà umana, sociale, scolastica di Caivano è variegata e multiforme. Si è voluto “sbattere il mostro in prima pagina”; nulla e nessuno è stato risparmiato: l’istituzione comunale, i servizi sociali, la polizia locale; si è offerto un quadro macchiettistico e surreale persino dell’ufficio scolastico regionale, colto nel momento delle assegnazioni delle sedi ai dirigenti scolastici; sembrava di assistere ad un film di comici, che tra sorrisetti ironici, scandalosamente, si rifiutavano di accettare la nomina alla scuola di Caivano, mentre la protagonista, eroicamente, sceglieva di immolarsi ed iniziare così il suo percorso messianico in una scuola, che, definire “scarrupata”, era solo eufemistico. Che dire, poi, della lavanderia, del tutto inesistente, nella casa del custode, del personale Ata scansafatiche, dei docenti assenteisti e per nulla stabili?
Abbiamo operato per più di trenta anni nelle scuole di Caivano, insieme a tanti colleghi seri ed operosi, coadiuvati da docenti in gamba, amanti del loro lavoro ed anche molto legati alle loro sedi di servizio. Questi stereotipi non ci appartengono, abbiamo sempre considerato la scuola una comunità educante, in cui un bravo dirigente mira a sviluppare il senso di appartenenza in tutti gli operatori, non ad agire in splendido isolamento, ma, come un direttore d’orchestra, a creare armonia tra le varie componenti, in vista dell’obiettivo finale della scuola, che ha al suo centro l’alunno con i suoi bisogni di formazione umana, sociale, culturale.
Mi preme qui fare anche qualche accenno di storia vera, non di narrazione romanzata. La professoressa Carfora giunse a Caivano il 1° settembre 2006 in qualità di preside della scuola media "Viviani" del Parco Verde. Funzionavano allora a Caivano altre tre scuole medie: la "Cilea", la "Papa Giovanni XXIII", la "Milani". In qualità di preside anziana la accolsi e la volli conoscere. Il 6 ottobre, ricordo la data perfettamente, dopo poco più di un mese, quindi, partecipai, su suo invito, all’inaugurazione dell’anno scolastico della "Viviani". Giunta in ritardo, perché presente in quella data alla celebrazione delle nozze di un’insegnante della scuola "Milani", fui accolta dal saluto caloroso della preside, che dal palco stava dando inizio alla manifestazione, cui era presente un folto pubblico e che a bruciapelo mi chiese con mia grande meraviglia: “preside Falco tu che voto mi dai”? Questa richiesta mi lasciò perplessa e titubante, anche perché ritenevo e ritengo che non dovrebbe rientrare tra i desiderata di un dirigente scolastico “ricevere voti”.
Nel 2009 la dirigente Carfora, sempre in servizio alla "Viviani", ottenne la reggenza alla scuola "Papa Giovanni XXIII", in seguito al pensionamento del preside Benedetto Lanna. Non conosco gli eventi di quell’anno, ma so per certo che l’anno successivo i migliori docenti della "Papa Giovanni" si trasferirono in massa alla "Milani" con la preside Teresa Ummarino, che subentrò a me collocata in pensione. Questa fuga determinò una drastica riduzione di alunni della "Papa Giovanni", che dimensionata e accorpata alla primaria De Gasperi, ha preso la denominazione di Istituto Comprensivo "Don Diana-De Gasperi"; è scomparso così anche il nome della Papa Giovanni, che annoverò tra i suoi dirigenti una persona speciale, che io ho sempre considerato il don Milani di Caivano, il preside Giuseppe Perri.
Successivamente la preside Carfora è passata a dirigere il “Morano”, che ha aggiunto la sezione agraria e alberghiera. Non conosco la vita della scuola oggi, ma è d’obbligo una considerazione sull’istituto tecnico fino all’anno 2009; ho conosciuto validissimi docenti e stimatissimi dirigenti, che hanno formato tecnici ed ingegneri preparati e competenti. Questa è stata la scuola di Caivano: ha vissuto certamente periodi bui, ma anche momenti esaltanti, ed ha scritto belle pagine di storia. Auspicherei, perciò, una presa d’atto ufficiale ed una chiara manifestazione di protesta presso gli organi competenti da chi, democraticamente eletto, rappresenta la nostra comunità umiliata ed offesa.
* GIA' PRESIDE E SINDACO DI CAIVANO