DI FRANCA FALCO
Esco piuttosto raramente, ma, sabato scorso, ho accettato con piacere l’invito dei miei e ho preso visione del film ODISSEA di Nolan. Fino ad alcuni decenni fa i due poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, nella loro interezza, erano oggetto di studio nella scuola italiana: l’Iliade in seconda media, l’Odissea in terza.
Mandavamo a memoria, ed io li ricordo ancora, i versi:
Cantami o diva del Pelide Achille
e
Cantami o musa dell’uom dal multiforme ingegno
Poiché oggi, con la revisione ministeriale dei programmi di studio, i poemi omerici, che tanto erano graditi agli studenti, hanno perso la loro importanza, ho avuto molto piacere nel constatare l’enorme successo che sta riscuotendo il film “ODISSEA” di Nolan, il quale, uscito nelle sale italiane lo scorso 16 luglio, dopo appena quindici giorni ha riportato un successo strepitoso, facendo registrare il tutto esaurito nelle varie sale cinematografiche in cui è proiettato. Il regista che lo ha girato in Grecia, in Sicilia, in Marocco, in Scozia, in Irlanda, negli Stati Uniti, in 91 giorni, ha trasformato castelli, coste, isole vulcaniche, nello sfondo del leggendario viaggio di Ulisse.
Anche la nostra Sicilia ha avuto un ruolo di protagonista, e Favignana, la più grande delle isole Egadi, è diventata una delle basi principali della produzione, con conseguente grande ritorno turistico: l’isola infatti è stata presentata come Itaca; a tale proposito esclamava il regista: “ Dopo aver visto l’isola non sono proprio riuscito a dimenticarla, perché sembrava proprio Itaca!” La visione del film ha suscitato in me, che conosco bene l’opera omerica, sia per averla studiata da discente che per averla insegnata da docente, una profonda riflessione: il film, infatti, pur riproponendo, pressoché fedelmente, molti episodi dell’Odissea omerica, è animato da uno spirito nuovo: niente dei in scena, ad eccezione di una discreta Atena, niente astuzie leggendarie, niente trionfi.
Lo stesso eroe dal “multiforme ingegno”, che, con lo stratagemma del cavallo, era stato il vero vincitore della guerra di Troia, che aveva messo la sua intelligenza e tutte le sue risorse al servizio del male, è diverso dall’Ulisse, portato in scena da Nolan e magistralmente interpretato da Matt Damon: costui è un re magnanimo, obbligato a lasciare la patria, l’amata moglie, il figlio, per andare a sterminare, con l’inganno, una città di innocenti e prova rimorso per le crudeli azioni compiute; è un reduce, tormentato da una colpa che non passa, e per questo ci dà una lettura del potere e della guerra di grande attualità e che parla al nostro cuore.
Il ritorno di Ulisse ad Itaca non viene presentato, quindi, come il compimento trionfale del viaggio, ma diventa il momento in cui l’eroe comprende il prezzo delle proprie imprese e il peso delle violenze, generate compiendo azioni moralmente ingiuste. Più che celebrare il ritorno dell’eroe, Nolan usa l’Odissea per interrogarsi sul prezzo della guerra e sulle responsabilità di chi la combatte. Questa è la differenza rispetto ad Omero ed è anche la chiave di lettura del finale, che è di una sconvolgente e straordinaria attualità.