di FRANCESCA FALCO, già preside della scuola "Milani"

Ho partecipato all’incontro in cui è stato presentato il libro “Combattere e Vincere”, scritto da Marika Arca, con la collaborazione ed il supporto di Federica Migliaccio. E’ la storia commovente ed emozionante, rappresentata visivamente sul frontespizio dalla foto di un bimbo bellissimo, narrata dalla viva voce di una madre, che, in un momento di grande felicità per la nascita della seconda figlia, una bambina di nome Flora, ha le prime avvisaglie di un problema grande come una montagna.

La suocera, infatti, donna semplice, ma avvezza alla cura dei bimbi, che aveva vegliato sul primogenito Crescenzo, mentre la mamma era in clinica per partorire, le aveva inoculato i primi dubbi per qualcosa di strano notato nel comportamento del nipotino. Dopo un primo momento di incredulità ed una notte insonne, Marika ed il marito non chiudono gli occhi, ma iniziano un viaggio doloroso, fatto di visite estenuanti, in cui incontrano il disturbo dello spettro autistico. Ho operato nella scuola per 47 anni come docente e come dirigente, ma confesso, con grande senso di colpa, di non essermi interessata a questo argomento fino a qualche anno fa. Ho avuto ragazzi diversamente abili, ma non ricordo nessun autistico, a meno che non vada con la memoria alla fine degli anni ’70 del secolo scorso.

 

Ero allora docente di materie letterarie in una prima media presso la scuola “Milani”, quando mi capitò tra gli alunni un bel ragazzo alto, biondo, che però non pronunciava alcuna parola; cercammo inutilmente di contattare la famiglia che non rispose mai agli appelli della scuola, tentammo di sbloccarlo in ogni modo, ma non ci fu alcun verso di risolvere il problema, anche perché allora non si parlava affatto di sostegno. Lo bocciammo. Provai fin da allora un forte senso di colpa e l’immagine di quel bel ragazzotto, alto, biondo, che non ho mai più rivisto, mi tormenta ancora, soprattutto ora che ho acquisito piena consapevolezza di un problema che si allarga a macchia d’olio: da calcoli statistici, infatti, pare che un bambino su 77 è affetto da sindrome dello spettro autistico e che tale sindrome colpisce maggiormente i maschi, perché, sempre da calcoli statistici, sembra che i maschi autistici siano quattro volte più delle femmine. Nulla di preciso si sa ancora sulle cause di questo disturbo, che, però, se diagnosticato in tempo utile, cioè nei primissimi anni di vita, ha maggiori possibilità di regressione. Per questo è importante investire del problema soprattutto la scuola dell’infanzia, dove i bambini trascorrono gran parte del loro tempo fin dalla più tenera età.

 

L’anno scorso ho avuto modo di incontrare un nostro concittadino, Salvatore Scalzullo, anche lui affranto per la difficile situazione della sua famiglia, in cui ben due bambini sono affetti da tale sindrome:“il documento sanitario con questa diagnosi è stato per me una sentenza di morte” mi confessava tra le lacrime, perché strappa via speranze e prospettive che accompagnano l’arrivo di un figlio; non resta che rimboccarsi le maniche per non soccombere; e come se le è rimboccate le maniche Salvatore insieme alla moglie, così come, dopo un momento di grande smarrimento, Marika Arca ed il marito hanno cominciato la loro lotta per combattere, prima con gli amici ed i vicini, che li commiseravano, la loro battaglia di inclusione e di civiltà!

 L’autismo non è un malattia, ma un modo diverso di vedere la realtà: “Sono un bambino che vive sott’acqua, nel mio mondo fatto di suoni e colori e dei giochi” recita la bella poesia dedicata da Federica Migliaccio a Crescenzo. Alcuni autistici, inoltre, sviluppano eccellenze soprattutto in campo matematico e musicale. Da notizie di prima mano ho appreso, ad esempio, che alla facoltà di Scienze Matematiche della Federico II di Napoli lo studente che eccelle su tutti con votazione di 30 e lode in tutte le discipline di studio è proprio un giovane autistico.

Tornando all’incontro del 18 ottobre per la presentazione del testo sopracitato, sono stata molto favorevolmente impressionata dal taglio scientifico dato all’argomento da parte della professoressa Nadia Elisabetta Peschechera e dalla dottoressa Felicia Angela Visone che ha coordinato gli interventi. Belli gli intermezzi poetici di Federica Migliaccio, professoressa di Lingue Straniere e scrittrice intelligente e sensibile. Quella però che mi ha conquistato e ha suscitato grande ammirazione, tanto da spingermi ad una vorace ed immediata lettura del testo è stata proprio la mamma-coraggio, Marika Arca, i cui occhi brillavano di una luce d’amore.

Dopo il primo shock si è rialzata, ha combattuto con tutte le sue forze, ha difeso il suo uccellino, prima impaurito e piangente, adesso sereno e sorridente, che muove le manine in un cenno di saluto, si è battuta con una forza di leone insieme al suo compagno e sta continuando la sua lotta non solo per il suo Crescenzo, ma per tutti i bambini autistici così come Salvatore Scalzullo e la moglie stanno combattendo non solo per i suoi Giovanni Paolo e Karol Francesca. In un mondo che tende ad emarginare il diverso, il debole, l’indifeso, questi esempi di dedizione assoluta, di forza e di coraggio devono essere di stimolo non solo per “combattere e vincere”, ma per garantire a quelli che verranno un mondo diverso più onesto, più pulito, più giusto:  IL MONDO CHE VORREI!!!!


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