di GIOVANNI APROVIDOLO
La sede storica di Corso Umberto I è ancora là, frequentata da qualche iscritto storico ultraottantenne che qualche anno fa ci costò dure critiche durante un'elezione della segreteria provinciale. Al netto di ciò, non v'è traccia alcuna del partito che fino a qualche anno fa poteva vantare di essere l'unica realtà caivanese che continuava, con molti sacrifici da parte degli iscritti tutti, a garantire la funzione di intermediazione tra le istituzioni e la cittadinanza. E' stato per molti anni l'unico partito ad avere un direttivo che andava dai giovanissimi ai decani della politica, dove veniva garantita pari dignità e momenti di dibattito interno, con una relazione costante tra l'organo dirigenziale e l'assemblea degli iscritti.
E' stata l'unica realtà partitica che negli anni 2000 ha avuto una sezione giovanile “vera”, che non rispondesse ad interessi politici, o frequentata da “qualche figlio o nipote di”. Tutto questo garantiva una proposta politica ed amministrativa costante, sia nel consiglio comunale che nella città, con mozioni ed eventi che ne rappresentavano lo stato di salute. Era in sintesi un partito aperto, appetibile e contendibile, dove non erano ben viste fughe in avanti senza l'avvallo del direttivo che si faceva garante dei valori costituzionali del Pd.
Non governava, certo! Pagava lo scotto di qualche amministrazione passata, molto chiacchierata (a torto o a ragione), ma nessuno ne metteva in discussione la leadership morale e politica del centro-sinistra. Ad oggi invece, nel giro di pochissimi anni, ha completamente abiurato al ruolo di guida, a partire dalla scelta del candidato sindaco, da sempre avversario politico, e contestualmente non riuscendo a proporre un'alternativa al nome di Falco durante -le consultazioni pre-elettorali. Tutto ciò ha allontanato gli iscritti, storici o meno, che hanno dissentito o che non erano in linea con la segreteria ed ha garantito che si instaurasse un conflitto d'interessi candidando il nipote del sindaco nelle proprie fila, limitando fortemente l'autonomia del partito all'interno della coalizione.
Da qui il ruolo marginale che è davanti agli occhi di tutti, con un partito che è costretto a subire le scelte di una maggioranza allo sbando, che sembra interessata solo alle poltrone e non riesce a trovare una quadra per rilanciare la propria attività amministrativa. Nel tempo in cui tutte le sezioni metropolitane di Napoli si preparano ai congressi, è di vitale importanza che a Caivano si dichiari apertamente il fallimento di questa classe dirigente e che non ci sia spazio per fraintendimenti. Il Pd è la casa del centro-sinistra ed appartiene ai suoi iscritti e a tutti coloro che si rivedono nei suoi valori e non può essere gestito da poche famiglie che si sentono proprietari di un marchio e lo utilizzano a proprio uso e consumo e che hanno già ampiamente dimostrato tutta la loro incapacità politica e amministrativa.
Gli organi provinciali, regionali e nazionali non lo possono e non lo devono permettere. L'unica soluzione auspicabile è un azzeramento di questa classe dirigente con l'apertura di una fase congressuale “vera”, sui temi e non sulle tessere, con primarie aperte che possano restituire al partito una segreteria ed un direttivo all'altezza delle sfide di questo tempo, caratterizzato dalla crisi pandemica e dalla necessità di trasformazione e di innovazione in tutti i settori della società, a partire dal piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e soprattutto possano restituire il partito ai propri elettori, unici e veri detentori di quel simbolo e dei suoi ideali.