CAIVANO - Colpo di scena in maggioranza. Per evitare l'uscita dei 5 Stelle dalla maggioranza, l'assessore Mariella Donesi (Articolo 1), ha dato le dimissioni al protocollo pochi minuti fa su richiesta del sindaco Enzo Falco. Quindi i Pentastellati rimarranno in giunta con la vicesindaco Mariapina Bervicato, una decisione che altrimenti avrebbe provocato la fuoriuscita dalla maggioranza dei grillini. Donesi, interpelllata da Caivano Press, ci ha solo confermato le dimissioni ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni, secondo radiocastello avrà un post nel futuro staff del sindaco. Intanto i due assessori che entreranno in giunta - la nomina non è stata ancora ufficializzata - sono entrambi di "Noi Campani": si tratta del ritorno di Tonia Antonelli,  e dell'ex consigliere comunale di Pascarola Lorenzo Sivo (nella foto sotto), già Idv e Pd.

 

 

Il vicesindaco resta nelle mani dei Cinquestelle. I tecnici durati 20 giorni. Tonino De Lucia entrerà in consiglio comunale

CAIVANO - Ancora uno scossone nella giunta Comunale. Anno nuovo ma giunta semivecchia. I due tecnici nominati dal sindaco poco prima di Natale, giusto per sopperire momentaneamente agli assessori del Partito Democratico e di Noi Campani, ovvero la professoressa Carmela Ombrato e l’ingegner Sabatino Giannattasio, si sono dimessi stamane. Al loro posto, per adesso, nominati i due Dem, Arcangelo Della Rocca, 50 anni, impiegato Vodafone, da un ventennio più volte consigliere comunale, nominato superassessore alle grandi Opere, Urbanistica, Commercio, Industria, Suap, Pnrr, e la dottoressa Pierina Ariemma 67 anni, (assessore fino a 20 giorni fa), che di fatto conserva le stesse deleghe (scuola, sport, trasporti, sanità) ma perde la carica di vicesindaco, che rimane nelle mani di Mariapina Bervicato, giovanissima militante dei 5 Stelle.

Giallo su Noi Campani (adesso si chiamano Noi di Centro), il partito che almeno un assessore doveva avere (infatti c’è ancora una casella libera in giunta apposta per loro), ossia un altro ritorno, quello Tonia Antonelli, le cui deleghe alle politiche sociali rimangono difatti nelle mani del sindaco. La Antonelli fu mandata via proprio da Noi Campani, si disse che era troppo vicina al sindaco, che adesso la ripropongono. Misteri della politica. Il partito di Mastella, il più enigmatico mai visto a Caivano, proprio dalle dimissioni della Antonelli praticamente non ha mai avuto più alcuna rappresentanza in giunta, se si esclude la settimana al Comune trascorsa da Claudio Castaldo e dalla professoressa di Frattamaggiore Giancarla Salvato. Insomma si cambia ancora, per modo di dire, mentre una città intera aspetta risposte ed è costretta a vivere nel degrado.

Intanto, la nomina di Della Rocca in giunta comunale, è la prima volta che riceve questa carica, provocherà l'entrata in consiglio dell'ex assessore Antonio De Lucia, in quanto è il primo dei non eletti del Pd il cui gruppo consiliare sarà composto da lui, Angela Sirico e Marcantonio Falco.

di GIOVANNI APROVIDOLO

La sede storica di Corso Umberto I è ancora là, frequentata da qualche iscritto storico ultraottantenne che qualche anno fa ci costò dure critiche durante un'elezione della segreteria provinciale. Al netto di ciò, non v'è traccia alcuna del partito che fino a qualche anno fa poteva vantare di essere l'unica realtà caivanese che continuava, con molti sacrifici da parte degli iscritti tutti, a garantire la funzione di intermediazione tra le istituzioni e la cittadinanza. E' stato per molti anni l'unico partito ad avere un direttivo che andava dai giovanissimi ai decani della politica, dove veniva garantita pari dignità e momenti di dibattito interno, con una relazione costante tra l'organo dirigenziale e l'assemblea degli iscritti.

E' stata l'unica realtà partitica che negli anni 2000 ha avuto una sezione giovanile “vera”, che non rispondesse ad interessi politici, o frequentata da “qualche figlio o nipote di”. Tutto questo garantiva una proposta politica ed amministrativa costante, sia nel consiglio comunale che nella città, con mozioni ed eventi che ne rappresentavano lo stato di salute. Era in sintesi un partito aperto, appetibile e contendibile, dove non erano ben viste fughe in avanti senza l'avvallo del direttivo che si faceva garante dei valori costituzionali del Pd.

Non governava, certo! Pagava lo scotto di qualche amministrazione passata, molto chiacchierata (a torto o a ragione), ma nessuno ne metteva in discussione la leadership morale e politica del centro-sinistra. Ad oggi invece, nel giro di pochissimi anni, ha completamente abiurato al ruolo di guida, a partire dalla scelta del candidato sindaco, da sempre avversario politico, e contestualmente non riuscendo a proporre un'alternativa al nome di Falco durante -le consultazioni pre-elettorali. Tutto ciò ha allontanato gli iscritti, storici o meno, che hanno dissentito o che non erano in linea con la segreteria ed ha garantito che si instaurasse un conflitto d'interessi candidando il nipote del sindaco nelle proprie fila, limitando fortemente l'autonomia del partito all'interno della coalizione.

Da qui il ruolo marginale che è davanti agli occhi di tutti, con un partito che è costretto a subire le scelte di una maggioranza allo sbando, che sembra interessata solo alle poltrone e non riesce a trovare una quadra per rilanciare la propria attività amministrativa. Nel tempo in cui tutte le sezioni metropolitane di Napoli si preparano ai congressi, è di vitale importanza che a Caivano si dichiari apertamente il fallimento di questa classe dirigente e che non ci sia spazio per fraintendimenti. Il Pd è la casa del centro-sinistra ed appartiene ai suoi iscritti e a tutti coloro che si rivedono nei suoi valori e non può essere gestito da poche famiglie che si sentono proprietari di un marchio e lo utilizzano a proprio uso e consumo e che hanno già ampiamente dimostrato tutta la loro incapacità politica e amministrativa.

Gli organi provinciali, regionali e nazionali non lo possono e non lo devono permettere. L'unica soluzione auspicabile è un azzeramento di questa classe dirigente con l'apertura di una fase congressuale “vera”, sui temi e non sulle tessere, con primarie aperte che possano restituire al partito una segreteria ed un direttivo all'altezza delle sfide di questo tempo, caratterizzato dalla crisi pandemica e dalla necessità di trasformazione e di innovazione in tutti i settori della società, a partire dal piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e soprattutto possano restituire il partito ai propri elettori, unici e veri detentori di quel simbolo e dei suoi ideali.

 

 

 

 

 

 

Ieri mattina 21 dicembre, con proprio decreto, il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi ha indetto  le elezioni per il rinnovo del Consiglio Metropolitano. Domenica 20 febbraio 2022 i Sindaci e i Consiglieri in carica nei Comuni del territorio eleggeranno 24 Consiglieri che, insieme al Sindaco Metropolitano, costituiranno l’organo di indirizzo, programmazione e controllo politico-amministrativo della Città Metropolitana. Ogni Consigliere metropolitano rappresenterà la comunità metropolitana che è composta da tre milioni di abitanti e potrà presentare proposte di deliberazione o atti d’indirizzo in tutte le materie di competenza del Consiglio. Con decreto successivo il Sindaco Metropolitano ha costituito l’ Ufficio Elettorale che è l’Organo cui spetterà provvedere alla formalizzazione degli atti e dei documenti connessi al procedimento elettorale.

comunicato stampa di Articolo Uno, sezione di Caivano

Mentre a piazza primo maggio l'amministrazione comunale inaugurava la panchina rossa contro la violenza di genere (VEDI FOTO), le strade della città erano tappezzate da manifesti degni della codardia e viltà dell'anonimo autore; il cui significato è ovvio. Nel 2021, nel tempo in cui finalmente c'è il riconoscimento della centralità dell'empowerment femminile (tanto che si parla di una donna al Quirinale), c'è chi ritiene che una donna possa ricoprire una carica istituzionale, occupare una posizione di potere, non in virtù delle sue capacità, della stima di cui gode, ma in una condizione di subalternità. La violenza di genere si manifesta anche in questo modo. Potremo mettere mille panchine rosse o legiferare, stando all'avanguardia, sino a quando questo becero provincialismo, tipico di una arretratezza che prescinde dai tempi, impererà, la eliminazione delle discriminazioni di genere sarà solo un sogno.

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